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La procedura di emersione del lavoro irregolare, disciplinata dall’art. 103 del DL 34/2020, in molti casi non è ancora giunta a conclusione. Diverse sono le istanze, presentate nel termine del 15 agosto 2020, ancora in esame prima del rilascio del permesso di soggiorno. Il Ministero dell’Interno sta esaminando la grande mole di domande, più di 200 mila, nonostante l’emersione fosse destinata esclusivamente ai dipendenti dei settori: agricoltura, allevamento, zootecnia, pesca, acquacultura e attività connesse; assistenza alla persona; lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare. Le tempistiche lunghe previste per l’evasione di tutte le domande sono dovute al fatto che le relative procedure, gestite dagli Sportelli unici per l’immigrazione, presentano un certo livello di complessità articolandosi sia in fasi interne, che investono le competenze di Prefettura, Questura, Ispettorato del lavoro e INPS, sia in fasi procedimentali che necessitano la presenza del lavoratore e del datore di lavoro presso gli uffici preposti. Il Ministero dell’Interno, nella risposta a interrogazione parlamentare 29 aprile 2021 n. 5-05873, conferma tali difficoltà, precisando che la procedura non può essere gestita interamente in via telematica, considerando che il datore e il lavoratore devono, dopo la loro identificazione, sottoscrivere il contratto di soggiorno e ricevere la richiesta di permesso da inoltrare, tramite gli uffici postali, alla Questura. Tali fasi del processo hanno risentito degli effetti della pandemia che ha limitato la funzionalità delle strutture periferiche consentendo minori appuntamenti con gli utenti. Le convocazioni fissate alla fine di aprile erano circa 24 mila e le richieste di permesso di soggiorno inviate alle Questure, al termine dell’iter di regolarizzazione, circa 20 mila. La situazione, quindi, rispetto alla mole totale di domande, manifesta un discreto arretrato, rendendo complicato stabilire la data di chiusura di tutte le procedure; ciò potrebbe incidere sul diritto all’ottenimento del permesso di soggiorno da parte del dipendente che, nelle more di una così lunga procedura, possa nel frattempo terminare il rapporto di lavoro con il datore di lavoro che ha avviato la procedura di emersione. In tali casi, tutt’altro che infrequenti visti i tempi ancora lunghi di definizione delle domande, risulta cruciale stabilire le sorti del lavoratore e la possibilità di un altro datore di subentrare nell’iter della procedura di emersione. Una prima apertura in tal senso aveva trovato conferma nella circ. 17 novembre 2020 n. 4623 in cui il Ministero dell’Interno chiariva che, nel caso il rapporto di lavoro per il quale è stata avviata la procedura di emersione si interrompa, il datore di lavoro che ha presentato la domanda di emersione dovrà dare comunicazione dell’interruzione secondo le ordinarie disposizioni di legge e potrà richiedere allo Sportello unico di essere convocato con priorità, al fine di consentire all’Ufficio la valutazione sul rilascio al lavoratore di un permesso di soggiorno per attesa occupazione. Al momento della convocazione, il datore dovrà formalizzare la rinuncia al rapporto di lavoro, specificando i motivi e sottoscrivendo il contratto di soggiorno per il periodo relativo all’effettivo impiego. Nel successivo intervento, contenuto nella circ. 21 aprile 2021 n. 3020, il Ministero dell’Interno, riferendosi all’emersione di un rapporto di lavoro a tempo determinato nel settore agricolo concluso prima del perfezionamento della procedura di emersione, non ha ritenuto possibile il rilascio del permesso per attesa occupazione, confermando comunque la possibilità del subentro di altro datore di lavoro che, nell’ambito della stessa procedura, si renda disponibile a instaurare un nuovo rapporto di lavoro, sottoscrivendo il contratto di soggiorno. La posizione è stata rivista con la circ. 11 maggio 2021 n. 3625 che ha confermato nuovamente la possibilità del rilascio del permesso per attesa occupazione al lavoratore non occupato al termine della procedura di emersione. Inoltre, viene precisato che il subentro del nuovo datore di lavoro possa riguardare non solo i lavoratori del settore agricolo, ma anche quelli del lavoro domestico e assistenza alla persona. Si ritiene quest’ultima l’interpretazione corretta per una serie di ragioni interpretative logico sistematiche. In primo luogo l’art. 103 comma 4 del DL 34/2020 prevede il rilascio del permesso per attesa occupazione, stante il rimando all’art. 22 comma 11 del DLgs. 286/98. Inoltre, non riconoscere tale possibilità contrasterebbe con i principi di non discriminazione tra dipendenti che hanno o non hanno terminato la procedura, in quanto i primi al termine del rapporto di lavoro possono ottenere il permesso per attesa occupazione, mentre i secondi, per un ritardo del Ministero, non potrebbero ottenere tale permesso. Secondo tale logica, trova ragione anche la possibilità di subentro di altro datore nella procedura di emersione.

21 agosto 2021 / Marcello ASCENZI

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